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8 gennaio 1947: nasce David Bowie

Scritto da il 8 Gennaio 2024

David Robert Jones trascorre la sua infanzia a Brixton, Londra; il padre è un militare, mentre la madre lavora come cassiera. David ha anche un fratellastro, Terry, frutto del precedente matrimonio della madre, il quale soffre di schizofrenia e morirà suicida a soli 48 anni. David condivideva un rapporto speciale con Terry, che lo ha introdotto al rock statunitense e alla letteratura di nicchia. Bowie è rimasto vicino a lui per tutta la vita e ha rifiutato di partecipare al suo funerale per evitare l’attenzione mediatica, dedicandogli anche una canzone intitolata “Jump (They Say)”.

David si avvicina alla musica all’età di 13 anni, ispirato dal jazz del West End di Londra, prendendo lezioni di sassofono. Un giorno, durante un incontro con l’amico George Underwood all’uscita da scuola, David subisce un incidente che segna la sua vita: l’occhio sinistro gli viene lesionato, assumendo un colore rosso definitivo, che gli fece guadagnare il soprannome di “red orb” tra i ragazzi del quartiere. Le prime esperienze musicali avvengono con band come Kon-Rads, King Bees, Mannish Boys e Lower Third, che lo introducono al mondo del pop e del mod. David adotta il nome d’arte Bowie dopo il suggerimento del manager Kenneth Pitt, che vuole evitare confusioni con Davey Jones dei Monkees.

Inizia così la sua carriera da solista, ma i primi tempi sono segnati da indecisioni stilistiche che influiscono sulla sua musica, impedendogli il successo. Tuttavia, nel 1969, ottiene il suo debutto in classifica con “Space Oddity”, ispirata al film “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick. Questa canzone rappresenta la prima ballata spaziale nella storia del rock, anticipando il filone fantascientifico che diventerà una delle caratteristiche distintive della sua carriera.

Nel 1967, Bowie ha un incontro cruciale con il mimo-ballerino Lindsay Kemp, instaurando una lunga collaborazione che influenza il suo stile scenico. Da Kemp, impara il linguaggio del corpo e la capacità di caricare di drammaticità ogni gesto sul palco. Sul versante musicale, l’incontro con il chitarrista Mick Ronson rappresenta la prima svolta musicale significativa nella sua carriera.

Nel periodo iniziale degli anni ’70, David Bowie attraversa una fase creativa intensa e rivoluzionaria. Il suo primo album indipendente, “The Man Who Sold The World” (1970), segna l’inizio di un continuum creativo. Nel 1971, Bowie si trasferisce alla RCA e pubblica due album quasi contemporaneamente: “Hunky Dory” e “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars”.

Quest’ultimo segna profondamente la carriera di Bowie, affermandosi quasi immediatamente come un classico e conferendogli la fama mondiale tanto agognata e mai più sfuggita. “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars” è un concept-album che narra l’ascesa e l’autodistruzione di una rockstar. Il protagonista, un marziano di nome Ziggy, arriva sulla Terra con l’intento di portare un cambiamento attraverso il rock, ma finisce intrappolato nella vita da rockstar, precipitando nel declino. In questa parabola è racchiusa tutta la raffigurazione dell’arte di Bowie: dall’esibizione del “quarto d’ora di celebrità” alla maniera di Warhol, all’edonismo di Dorian Gray, alla parodia del divismo e dei miti effimeri della società dei consumi, e, non da ultimo, ai presagi di un oscuro futuro orwelliano.

“Five Years” apre l’album con un’immagine apocalittica: tra cinque anni la terra finirà per mancanza di risorse naturali.

In “Soul Love”, Ziggy osserva i diversi tipi di amore presenti sulla terra e ciò lo motiva a scendere su di essa per salvarla.

In “Moonage Daydream” Ziggy decide che salverà il mondo attraverso il rock: Ziggy è un redentore, ma anche “una puttana”, il simbolo del meretricio del music-business.

Dopodiché c’è un cambio di prospettiva: da quella di Ziggy a quella di un suo fan. La persona anonima, presto destinata a diventare un appassionato, è così rilassata e ipnotizzata dalla “vaga jive cosmica” che emana dalla radio che nemmeno si accorge dell’ora. In questo contesto spazio-temporale apocalittico, il protagonista presumibilmente diventa un superfan e un narratore “apostolo” illuminato, onnisciente o almeno osservatore della natura sbalorditiva del messia Ziggy.

In “It Ain’t Easy”, Ziggy parla di quanto sarà difficile per lui raggiungere i suoi obiettivi.Tutto è bello guardato dall’alto, ma è quando scende dai tetti del mondo che riesce a vedere veramente i problemi che lo affliggono.

“Lady Stardust” funge da omaggio ironico a Marc Bolan e da resoconto dell’ispirazione musicale e artistica di Ziggy Stardust. La canzone descrive un uomo androgino, desiderato sia dagli uomini che dalle donne, che era avanti per il suo tempo, simile sia a Bowie che a Ziggy.

In “Hang On to Yourself”, gli Spiders hanno l’opportunità di presentarsi agli ascoltatori, cercando di consigliare Ziggy a non farsi coinvolgere troppo dalle lusinghe femminili. Se vogliono continuare il loro cammino verso la vetta, Ziggy deve rimanere fedele a se stesso e non farsi travolgere dal superfluo.

“Ziggy Stardust” è dalla prospettiva degli Spiders from Mars, la band di Ziggy. Mostra l’animosità che sorge tra Zig gy e il gruppo man mano che Ziggy diventa sempre più popolare, spingendoli nell’ombra mentre lui si trova sotto i riflettori. Questa traccia può essere descritta come il culmine della sorprendente reinvenzione di David Bowie come mitico messia del rock & roll, Ziggy Stardust.

Infine abbiamo “Rock and roll suicide”: nel contesto dell’album, la canzone raffigura la caduta finale di Ziggy Stardust – la superstar decaduta sotto il peso schiacciante della fama e dello stile di vita del rock ‘n’ roll (evidenziato nella precedente “Suffragette City”). Tuttavia, la canzone da sola racconta un’altra storia. Lontano dalla narrazione estremamente libera dell’opera rock, è una canzone incredibilmente potente, che parla di osservare qualcuno vicino a te lottare con i propri problemi e affrontare la depressione.

Lo Ziggy Stardust tour americano nel 1972 è stato un trionfo di concerti esaltanti caratterizzati da costumi stravaganti, chitarre potenti e performance audaci. Nel 1973, Bowie ha sciolti gli Spiders from Mars in modo sorprendente, chiudendo il tour con un memorabile “Rock n Roll Suicide” e annunciando: “Di tutti gli spettacoli di questo tour, questo particolare spettacolo rimarrà con noi più a lungo perché non è  solo l’ultimo spettacolo del tour, ma è l’ultimo spettacolo che faremo mai. Grazie.”

Successivamente, nasce “Aladdin Sane”, un altro capolavoro di Bowie in cui reintroduce il glam rock con influenze jazz, che aveva raggiunto l’apice nell’album precedente. Nell’omonima traccia, presenta un nuovo personaggio, il “parente americano” di Ziggy Stardust, e affronta tematiche antimilitariste, rivelando come i giovani siano attratti a unirsi alle forze armate. Il nome ‘Aladdin Sane’ è un omofono per ‘A lad insane’, evidenziando la follia implicita nel volontariamente arruolarsi in guerra. Nei testi, la realtà d’oltreoceano è trasfigurata in bozzetti futuristi e allucinati.

“Station to Station” del 1976 rappresenta una significativa transizione nella carriera musicale di Bowie, descritto come estremamente tenebroso e segnato da una crisi esistenziale durante la registrazione. Musicalmente, si discosta dal funk e soul di “Young Americans” del ‘75, incorporando influenze elettroniche da gruppi come Kraftwerk e Neu!. L’album è noto per le tracce utilizzate nella colonna sonora di “Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. Bowie, immerso in uno stile di vita eccentrico, era influenzato dalla cultura di Los Angeles e dalla sua ossessione per la magia nera e la cabala ebraica.

Il “Duca Bianco”, figura chiave nel progetto, ispirato al protagonista di “L’uomo che cadde sulla terra”, diventa la nuova incarnazione artistica di Bowie durante il tour. Questo personaggio elegante ma freddo è stato oggetto di controversie legate a insinuazioni filo-naziste. La produzione dell’album avviene in un contesto di eccessivo consumo di cocaina da parte dei musicisti e di Bowie stesso. La copertina presenta un’immagine tratta dal film, in cui Bowie interpreta l’alieno Thomas Jerome Newton.

La fase successiva è la “Berlin Trilogy” – una serie di album, tra cui “Low”, “Heroes” e “Lodger”. Questa fase rappresenta un cambiamento radicale verso sonorità sperimentali e testi più introspettivi, grazie alla collaborazione con Brian Eno. “Low” (1977) segna un cambio verso la musica elettronica e ambient, mentre “Heroes” (1977) incorpora elementi pop e rock, riflettendo lo spirito della Guerra fredda. Nel 1978, Bowie intraprende una tournée mondiale di successo dopo aver superato i suoi problemi legati alla droga.

“Lodger” (1979), l’ultimo capitolo della trilogia, si distacca dal minimalismo, combinando new wave e world music. Registrato tra la Svizzera e New York, conclude l’esperienza berlinese e la collaborazione tra Bowie ed Eno. Nonostante recensioni contrastanti, “Lodger” ottiene successo commerciale. Alla fine del 1979, Bowie avvia il divorzio dalla moglie Angela, segnando la fine del periodo berlinese e aprendo un nuovo capitolo nella sua carriera. Nonostante successi commerciali successivi, molti critici ritengono che Bowie non abbia mai raggiunto gli stessi livelli artistici straordinari della trilogia berlinese.

Gli anni ’80 hanno visto Bowie emergere con successi come “Let’s Dance” e “Modern Love”.

Il suo ultimo album, “Blackstar”, rilasciato nel 2016 poco prima della sua morte, ha dimostrato che Bowie aveva ancora molto da offrire. Quest’opera concettuale, oscura e avanguardistica, ha confermato la sua capacità di sperimentare e innovare fino alla fine.


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