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James Brown

Scritto da il 28 Giugno 2022

James Joseph Brown (Barnwell, 3 maggio 1933 – Atlanta, 25 dicembre 2006) è stato un cantante, compositore, musicista e ballerino statunitense. Considerato una delle più importanti e influenti figure della musica del XX secolo, pioniere nell’evoluzione della musica gospel e rhythm and blues, nonché del soul, del funk, del rap e della disco music.
Celebre per la sua esuberante presenza scenica, operò una sorta di rivoluzione dei classici assetti melodici. Il suo modo di stare sul palco e il suo stile furono ripresi da artisti come Mick Jagger, Prince e altri. È stato l’idolo e il massimo ispiratore di Michael Jackson.
Era noto anche con alcuni soprannomi (molti autoattribuiti), fra i quali “Soul Brother Number One”, “Mr. Dynamite”, “The Hard-est-Working Man in Show Business”, “Minister of The New New Super Heavy Funk”, “Mr. Please Please Please”, “Universal James”, “Funky President”, “The King of R&B”, e il più noto di tutti, “The Godfather of Soul” (il padrino del Soul).
Negli anni settanta è stato bandleader del gruppo The J.B.’s, citato spesso con nomi alternativi quali The James Brown Soul Train, Maceo and the Macks e The Last Word. Come gruppo a sé stante, i J.B.’s hanno suonato anche come backing band di Bobby Byrd, Lyn Collins e altri cantanti.
Secondo il sito WhoSampled, James Brown è l’artista più campionato di tutti i tempi.[15] Rolling Stone lo inserisce al settimo posto nella sua lista dei 100 più grandi artisti della storia e al decimo in quella dei migliori cantanti.
James Joseph Brown Jr. (in seguito si fece togliere dal nome anagrafico “Junior”) nacque in una baracca nella campagna della Carolina del Sud, anche se l’artista ebbe a dichiarare di essere nato a Macon, in Georgia.
Crebbe ad Augusta, in Georgia, in condizioni di marcato disagio. Si guadagnò da vivere lavorando, sin da bambino, come raccoglitore di cotone, come lustrascarpe e raccogliendo le mance dei soldati neri di stanza in città. Fu infatti incaricato, non ancora decenne, di procurare clienti per il bordello a cui il padre lo diede in “affidamento” dopo che entrambi furono abbandonati dalla moglie e madre.
Cominciò a esibirsi in qualche piccolo locale della zona, ma allo stesso tempo commettendo piccoli reati. A 16 anni fu arrestato per rapina a mano armata e fu recluso nel riformatorio di Toccoa, in Georgia. Qui conobbe Bobby Byrd (per molto tempo seconda voce del futuro Padrino del Soul, sia sul palco che in studio), la cui famiglia aiutò quella di Brown a ottenerne il rilascio sulla parola dopo solo tre anni di detenzione, a condizione che non tornasse ad Augusta o nella contea di Richmond.
Fece qualche passo nello sport, in particolare nel pugilato e nel baseball, ma dovette ritirarsi dall’agonismo a causa di un incidente a una gamba. Si dedicò allora a tempo pieno alla musica. In particolare, si appassionò al gospel, che ascoltava in chiesa fin da piccolo, allo swing, al jazz e al rhythm & blues.
Esordì alla fine degli anni quaranta nel quartetto vocale dei Gospel Starlighters, destreggiandosi anche alla batteria, all’organo e al pianoforte.
Alla metà del decennio successivo fondò la sua prima band, The Flames, firmando un contratto con una delle più celebri case discografiche dell’epoca, la King Records. Spostatosi dal gospel al rhythm & blues, James Brown arriva al successo nel 1956 con Please, Please, Please che schizzò immediatamente nella hit parade di Billboard (e che a tutt’oggi ha collezionato ben 40 dischi d’oro). Seguirono due album e altri singoli come Try Me e Night Train, che ottennero tutti un grande successo.
Negli anni sessanta Brown fu stabilmente in vetta alle classifiche dei dischi di rhythm & blues con brani come Prisoner of Love, Papa’s Got a Brand New Bag, I Got You (I Feel Good), It’s a Man’s Man’s Man’s World, Cold Sweat e Say It Loud – I’m Black and I’m Proud. Nel 1962 venne registrato un concerto tenuto al Teatro Apollo che darà vita all’album doppio Live at the Apollo, diventato un best seller. Grazie alla sua popolarità riuscì a trasmettere messaggi sui temi sociali e esistenziali, come l’importanza dell’istruzione e la necessità di migliorare la propria condizione individuale e sociale. Seguirono altri grandi successi per Brown, tra i quali It’s Too Funky in Here e I Got the Feeling.
Gli anni settanta lo videro ancora grande protagonista con otto album di successo: dopo una serie di dieci canzoni che lo proiettarono in classifica, James Brown si autoproclamò “Il Padrino del Soul” (The Godfather of Soul), sulla scia del celebre film premio Oscar Il padrino.
Il boom della disco music lo spiazzò un po’, ma la sua breve apparizione nella parte del predicatore invasato nel film The Blues Brothers (di John Landis, con John Belushi e Dan Aykroyd) lo rilanciò al grande pubblico. Più tardi parteciperà nel film Rocky IV (con Sylvester Stallone) dove canterà la sua Living in America.
Negli anni ottanta è da ricordare anche il successo in coppia con Afrika Bambaataa, Unity.
Negli anni seguenti Brown proseguì l’attività dal vivo e in studio, incoraggiando la rivalità tra Prince e Michael Jackson, da lui considerati suoi successori.
Non mancherà di lanciare appelli per i diritti umani; da ricordare la sua battaglia, negli anni 2002-2003, a favore di Amina Lawal, donna nigeriana di 30 anni, condannata a essere lapidata a morte da una corte islamica del suo paese. Il 28 maggio 2002 partecipa al Pavarotti & Friends for Angola con una memorabile esibizione di It’s a Man’s Man’s World assieme a Luciano Pavarotti.
James Brown è il secondo artista della storia dopo Elvis Presley ad aver avuto il maggior numero di singoli posizionati nella Billboard Hot 100, con 99 singoli entrati tra le prime 100 posizioni. Se si calcola invece la classifica R&B Statunitense, Brown è il cantante che ha avuto il maggior numero di singoli entrati in classifica (pari a 103).
Sebbene James Brown non compaia nell’elenco della RIAA riguardante i 100 artisti di maggior successo di sempre negli Stati Uniti d’America, si può affermare con certezza che le vendite complessive dei suoi dischi superino facilmente i 10 milioni di copie nei soli Stati Uniti. La classifica stilata dalla RIAA si basa solo sulle vendite certificate di dischi d’oro e platino, privilegiando quindi gli artisti con carriera discografica relativamente breve ma di grande successo. Questo criterio di selezione elimina dal conteggio tutti i dischi che non raggiungono almeno la notorietà del disco d’oro, attribuendo conseguentemente ai 99 album di Brown soltanto 3,5 milioni di copie vendute complessivamente.


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